giovedì 23 febbraio 2017

Kalergi e dulles, i figli delle fetenzìe

Esistono delle famiglie che da millenni si accoppiano tra loro, per tenere "pura" la loro razza.
Una di queste famiglie è composta da papà #fetension, e mamma #fetenzie, e da due loro figli degeneri.
Il primogenito lo hanno chiamato #kalegi, l'altro #dulles.
Essendo essi fratelli, ed essendo istruiti dai due genitori, hanno deciso di mirare allo stesso fine, ma in maniera diversa.

Spudoratamente il primo, in maniera più subdola il secondo.
Papà e mamma, in ossequio alle ben radicate tradizioni di famiglia, appena descritte, si sono sposati, pur sapendo di essere cugini, e hanno insegnato ai loro figli come plagiare la gente, che loro definiscono popolino, con le parole accoglienza e razzismo, termine inventato di sanapianta da una loro illuminata progenitrice.
Fermo restando il fatto che le genti sono tutte uguali, bisogna dire che esistono genti più uguali delle altre, loro. 
I due rampolli hanno diffuso una miriade di storielle, dicono e convincono la gente che bisogna creare una società multietnica, per un arricchimento culturale generalizzato, celando il fatto che le oligarchie avrebbero dominato meglio con popolazioni spersonalizzate, e senza radici etniche, una sorta di meticciato senza valori, nè amor proprio, nè amore per le proprie radici.
Il termine razzista è stato creato proprio per questo, per far credere alla gente che se rifiuta i loro piani, è esecrabile, e disumana.
Ma noi sappiamo che nell'intimo della nostra mente, la parola razzista non esiste, nessun ISMO esiste nella nostra mente ancestrale.
L'intento è far passare noi per razzisti, che magari accogliamo di buon grado, e magari, in qualche raro caso, ci accoppiamo con persone di etinie completamente diverse dalla nostra.
Ma i veri razzisti, nel caso in cui accettassimo quella parola, sono loro.
Sono loro che "mantengono pura la loro razza".
Si accoppiano sempre tra di loro, e proprio per questo, hanno creato una stirpe di imbecilli.
Gente tarata, gente così viscida e disonorevole, che ha l'unico scopo di dominare il pianeta, gente che semina il male dappertutto, spudorati mentitori che vorrebbero far credere che la gente non ha diritto a governarsi.
Ma se la gente compie per esempio qualche femminicidio (altra parola inventata da loro) in perfetto stile televisivo tipo amori criminali, loro, di contro, genocidano, distruggono, devastano, plagiano, inquinano l'intero pianeta.
Avete notato come la televisione approfitti di qualche aberrazione compiuta dalla gente, e ci informi per mesi sull'evolversi della stessa vicenda?
Omicidi, infanticidi, qualche strage compiuta dalle elite stesse, ma fatta passare per atto terroristico popolare, auto distruzioni in perfetto stile undici settembre, guerre umanitarie, "femminicidi", hanno lo scopo di far credere alla gente quanto sia meschina e incapace di gestire il proprio futuro.
Magari, se buttassimo in discarica i televisori, forse capiremmo che noi, la gente, siamo immensamente migliori di loro, e finalmente abbandoneremmo i loro paradigmi, il loro denaro, le loro religioni, i loro governi, il loro pensiero unico.













BASTA!





Nel caso non fosse chiaro il concetto, e a scanso di fraintendimenti, il termine basta significa proprio basta , quel 99% di cui si parla, NON MI INTERESSA PIU'. 

Che si arrangi con tutto il suo bagaglio di supponenza di marca televisiva, di conformità istituzionale, di pseudo orgoglio nazionale a forma di bottiglia di jchnusa, di reiterate minacce di morte o invasive proposte di improbabili, sanguinosi duelli, (scelgo sempre come armi scacchi e scacchiera), di menti devastate dal già visto e sentito, dal già paradigmato a cura delle #fetension, dall'illusione che uniti è sempre meglio a prescindere, dalla protesta a base di bugiardi fogli di carta da piegare, corredati da relative matite copiative, dalle mani a forma di quotidiano, con protesi allungabili che sorreggono uno smartphone o un tele comando, dal cuore pronto a omaggiare il più che grida forte, dalla lingua oghamica a forma di punto interrogativo, che chiede solo per mettere in fallo, in difficoltà.
Non chiedetemi più perchè non voto, i motivi per i quali disobbedire è fondamentale, non chiedetemi perchè non riconosco giurisdizione italiana sulla mia persona e sulla mia gente, non chiedetemi più perchè disprezzo il vostro vittimismo e la vostra voglia di in-dipendenza, è tutto spiegato da illo tempore.
jolao77 e il mio canale you tube ne sono testimoni, ma insomma, per l'ennesima volta, tutto io vi devo dire? http://jolao77.blogspot.it/2015/04/tutto-io-vi-devo-dire_23.html 
Ho già dato, amici cari, 3 (tre) partecipazioni da protagonista in 3 (tre) diversi governi provvisori, (preciso che l'umiltà non è la mia professione, e non la uso mai come alibi) la dicono lunga sul mio impegno verso il mio popolo, ignavo, supponente, autoreferenziale (come me), codardo, che ha dimenticato di chi siamo veramente, e che crede di essere quello che gli hanno detto che è, che ha trasformato la sardegna in una immensa conigliera, ottuso e infingardo, un popolo che sopporta e supporta aste giudiziarie e pignoramenti, un popolo che popolo non è, perchè se lo fosse si sarebbe già ribellato.
Lascio aperto uno spiraglio per un certo "nostro" progetto comune, e per scambi di vedute con quell'uno per cento che merita la mia attenzione, tutti gli altri possono benissimo andare a lucidare le loro catene, o a girare come criceti la ruota del sistema.













Carta di Algeri 1976






CARTA DI ALGERI
1 9 7 6 
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Preambolo

Noi viviamo tempi di grandi speranze, ma anche di profonde inquietudini;

- tempi pieni di conflitti e di contraddizioni;

- tempi in cui le lotte di liberazione hanno fatto insorgere i popoli del mondo contro le strutture nazionali e internazionali dell'imperialismo e sono riusciti a rovesciare i sistemi coloniali;

Ma questi sono anche tempi di frustrazioni e di sconfitte, in cui nuove forme di imperialismo si manifestano per opprimere e sfruttare i popoli.

L'imperialismo, in forza di meccanismi e di interventi perfidi o brutali, con la complicità di governi spesso da esso stesso imposti, continua a dominare una parte del mondo.

Attraverso l'intervento diretto o indiretto, utilizzando le società multinazionali, appoggiandosi sulla corruzione delle polizie locali, prestando il suo aiuto a regimi militari fondati sulla repressione poliziesca, la tortura e la distruzione fisica dei suoi avversari, servendosi di tutte le strutture e attività alle quali è stato dato il nome di neo-colonialismo, l'imperialismo estende il suo controllo su molti popoli.

Coscienti di interpretare le aspirazioni della nostra epoca, ci siamo riuniti ad Algeri per proclamare che tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà: il diritto di liberarsi da qualsiasi ingerenza straniera e di darsi il governo da essi stessi scelto, il diritto di lottare per la loro liberazione, nel caso fossero in condizioni di dipendenza, il diritto di essere assistiti nella loro lotta dagli altri popoli.

Convinti che il rispetto effettivo dei diritti dell'uomo implica il rispetto dei diritti dei popoli, abbiamo adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli.

Che tutti coloro che nel mondo conducono, a volte con le armi in pugno, la grande lotta per la libertà di tutti i popoli trovino in questa dichiarazione la conferma della legittimità della loro lotta.

SEZIONE I

DIRITTO ALL'ESISTENZA

Articolo 1

Ogni popolo ha diritto all'esistenza.

Articolo 2

Ogni popolo ha diritto al rispetto della propria identità nazionale e culturale.

Articolo 3

Ogni popolo ha il diritto di conservare pacificamente il proprio territorio e di ritornarvi in caso di espulsione.

Articolo 4

Nessuno, per ragioni di identità nazionale o culturale, può essere oggetto di massacro, di tortura, persecuzione, deportazione, espulsione, o essere sottoposto a condizioni di vita tali da compromettere l'identità o l'integrità del popolo a cui appartiene.

SEZIONE II

DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE POLITICA

Articolo 5

Ogni popolo ha il diritto imprescrittibile e inalienabile all'autodeterminazione. Esso decide il proprio statuto politico in piena libertà e senza alcuna ingerenza esterna.

Articolo 6

Ogni popolo ha il diritto di liberarsi da qualsiasi dominazione colonialeo straniera diretta o indiretta e da qualsiasi regime razzista.

Articolo 7

Ogni popolo ha il diritto a un governo democratico che rappresenti l'insieme dei cittadini, senza distinzione di razza, di sesso, di credenza o di colore e capace di assicurare il rispetto effettivo dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti.

SEZIONE III

DIRITTI ECONOMICI DEI POPOLI

Articolo 8

Ogni popolo ha il diritto esclusivo sulle proprie ricchezze e risorse naturali. Esso ha il diritto di rientrarne in possesso se ne è stato spogliato e di recuperare gli indennizzi pagati ingiustamente.

Articolo 9

Poiché il progresso scientifico e tecnico fa parte del patrimonio comune all'umanità, ogni popolo ha il diritto di parteciparvi.

Articolo 10

Ogni popolo ha diritto a che il proprio lavoro sia valutato giustamente e che gli scambi internazionali avvengano a condizioni paritarie ed eque.

Articolo 11

Ogni popolo ha il diritto di darsi il sistema economico e sociale da lui stesso scelto e di perseguire la propria via di sviluppo economico in piena libertà e senza ingerenze esterne.

Articolo 12

I diritti economici sopra enunciati devono esercitarsi in uno spirito di solidarietà tra i popoli del mondo e tenendo conto dei loro rispettivi interessi.

SEZIONE IV

DIRITTO ALLA CULTURA

Articolo 13

Ogni popolo ha il diritto di parlare la propria lingua, di preservare e sviluppare la propria cultura, contribuendo così all'arricchimento della cultura dell'umanità.

Articolo 14

Ogni popolo ha diritto alle proprie ricchezze artistiche, storiche e culturali.

Articolo 15

Ogni popolo ha diritto a che non gli sia imposta una cultura ad esso estranea.

SEZIONE V

DIRITTO ALL'AMBIENTE ED ALLE RISORSE COMUNI

Articolo 16

Ogni popolo ha diritto alla conservazione, alla protezione e al miglioramento del proprio ambiente.

Articolo 17

Ogni popolo ha diritto all'utilizzazione del patrimonio comune dell'umanità come l'alto mare, il fondo dei mari, lo spazio extraatmosferico.

Articolo 18

Nell'esercizio dei diritti sopra elencati, ogni popolo deve tenere conto della necessità di coordinare le esigenze del proprio sviluppo economico e quelle della solidarietà fra tutti i popoli del mondo.

SEZIONE VI

DIRITTI DELLE MINORANZE

Articolo 19

Quando un popolo rappresenta una minoranza nell'ambito di uno stato, ha il diritto al rispetto della propria identità, delle tradizioni, della lingua, del patrimonio culturale.

Articolo 20

I membri della minoranza devono godere senza discriminazione degli stessi diritti che spettano agli altri cittadini e devono partecipare in condizioni di uguaglianza alla vita pubblica.

Articolo 21

L'esercizio di tali diritti deve realizzarsi nel rispetto degli interessi legittimi della comunità presa nel suo insieme e non può autorizzare lesioni dell'integrità territoriale e dell'unità politica dello stato, quando questo si comporti in conformità con tutti i principi enunciati nella presente Dichiarazione.

SEZIONE VII

GARANZIE E SANZIONI

Articolo 22

Qualsiasi inosservanza delle disposizioni contenute nella presente Dichiarazione costituisce una trasgressione di obblighi verso la comunità internazionale tutta intera.

Articolo 23

Ogni pregiudizio derivante dall'inosservanza della presente Dichiarazione deve essere integralmente riparato da parte di colui che l'ha provocato.

Articolo 24

Ogni arricchimento realizzato a detrimento di un popolo in violazione delle disposizioni della presente Dichiarazione esige la restituzione dei profitti ottenuti. Lo stesso vale per tutti i profitti eccessivi realizzati attraverso investimenti di origine straniera.

Articolo 25

Tutti i trattati, accordi o contratti non paritari, approvati in spregio dei diritti fondamentali dei popoli non possono produrre alcun effetto.

Articolo 26

Gli obblighi finanziari esterni divenuti eccessivi e insopportabili per i popoli cessano di essere esigibili.

Articolo 25

Le violazioni più gravi dei diritti fondamentali dei popoli, soprattutto il loro diritto all'esistenza, costituiscono crimini internazionali che comportano la responsabilità penale individuale dei loro autori.

Articolo 28

Ogni popolo i cui diritti fondamentali sono gravemente misconosciuti ha il diritto di farli valere soprattutto attraverso la lotta politica o sindacale e anche, in ultima istanza, attraverso il ricorso alla forza.

Articolo 29

I movimenti di liberazione devono poter accedere alle organizzazioni internazionali e i loro combattenti hanno diritto alla protezione del diritto umanitario di guerra.

Articolo 30

Il ristabilimento di diritti fondamentali di un popolo, quando essi sono gravemente misconosciuti, è un dovere che si impone a tutti i membri della comunità internazionale.


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mercoledì 22 febbraio 2017

Adesso basta!




ADESSO BASTA
Ho dato tutto me stesso per trasferire ai sardi le mie pur misere conoscenze, (conquistate con tempo e fatica), tentare di far capire loro che l'orgoglio di popolo è importante, che il vittimismo è pratica da archiviare al più presto, che senza una disobbedienza civile e fiscale, non usciremo mai dallo stato di abbandono nel quale ci hanno buttato, che dipendere è la peggior disgrazia che ci possa capitare.
Capisco il tiraccampà, capisco che chi si espone rischia per tutti gli altri, che verosimilmente non se lo meritano, capisco che stare attaccati alla gonna di mamma italia, è facile, (ma anche disonorevole), capisco che chi sta bene economicamente non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello esporre se stesso e la sua famiglia, ai rischi dell'azione per il bene comune, posso capire tutto, non capisco come mai la gente sarda non si chieda se la sua ignavia, sia disonorevole o meno, non capisco il 99% dei sardi.
Non sono io che vi devo svegliare, dovreste capire da soli che la strada dell'indifferenza che state percorrendo, non fa altro che serrare ancora di più le vostre catene, avete ancora tempo per ravvedervi, ma molto dipende dal vostro stato di grazia neuronale, dalla vostra consapevolezza di riuscire a capire che non ci libererà nessuno, se non noi stessi, cominciando da ciascuno di noi. 
La mia lotta per il mio popolo, finisce qui, porterò avanti un certo progetto che stiamo mettendo a punto con una amica, e poi stop, la trippa è finita, i gatti sono demotivati, anche se soffrono la fame, e i topi di conseguenza sguazzano indisturbati.
All'1% di popolazione sana, con la quale ci siamo supportati a vicenda, comunico che mi ritiro dalla lotta, secondo me è inutile impegnarsi per un popolo che sta bene solamente quando dipende, che si gloria delle proprie catene, che è contento di girare la ruota del sistema.
Almeno non verrò più accusato di tutte le nefandezze del mondo, ricordiamoci che su cinque che si definiscono patrioti, esiste almeno uno che fa spudoratamente gli interessi del colonizzatore, e due che inconsciamente favoriscono il sistema.
Chiudo questo capitolo, mi attende una tastiera che scriverà di altro, mi attendono re, alfieri e torri disposti su una scacchiera, i miei pennelli, i miei colori, la mia matita, e non più l'ansia di dover rispondere alle troppe domande di omologati tele-dipendenti.









martedì 21 febbraio 2017

Il carro del fieno



Questo quadro (che considero il più bel dipinto mai realizzato), si riferisce alla società della seconda metà del 1400.
Il fieno, sistemato sul carro, rappresenta i beni materiali, per semplicità lo associamo al denaro.
Mi sembra di poter dire che le nefandezze (perchè di questo si tratta) che accompagnano la fruizione e l'uso della moneta, nel frattempo si siano "evolute".
La funzione stessa del denaro è stata chiara da subito, è nato come un metodo, uno strumento, per espropriare alla gente risorse sempre più consistenti, ora è palese che è uno strumento unicamente in mano al potere, non ha nessuna utilità, strutturato come nei termini attuali, per la gente, del resto è stato inventato per poter pagare le imposte.
Porta con se una miriade di negatività, egoismi, accumuli, disparità, e se poi, come sta succedendo, chi lo detiene, ha deciso di creare una carenza di esso, (non vi sembri un contro senso), i danni verso i meno abbienti (che oggi si identificano con chi ha penuria di quello strumento), diventano irrisolvibili.
L'immenso Hieronymus Boch, qui descrive l'umanità, quella più compromessa con le logiche di quella (e di questa) società, come un aggrumo di scialbi personaggi che rischiano persino la propria vita per appropriarsi di quel malefico strumento.
Certo, allora non si parlava di bolle finanziarie, di titoli tossici, di spread, e di altre amenità, ma era ben chiaro all'autore che strumenti come questo portavano ed avrebbero portato a innaturali speculazioni, e che la forbice tra ricchi e poveri si sarebbe allargata, che con quello strumento sarebbe stato facile assoggettare i meno abbienti.
Quello che sta tuttora succedendo, riguardo ad aste giudiziarie, espropri e pignoramenti, sfratti, hanno come comune denominatore: il denaro.
Secondo il nostro punto di vista, tutto questo sistema è da rivedere, stiamo persino cercando di immaginare i commerci, i servizi, e le acquisizioni varie, gli stipendi, regolati e resi celeri e sicuri, con altre forme di scambi che assomiglino più che alla logica di banche e società finanziarie, alle logiche eterne che la civiltà contadina ci ha insegnato ad apprezzare, una società sicuramente molto più equa di quella attuale, nella quale nessuno, dico nessuno, era costretto ed elemosinare e morire di stenti.
La civiltà contadina non ha bisogno di denaro, e nemmeno di servizi, che il denaro paga.
©marianoabis





 


Immagine da : Masterpieces Drawing & Painting

domenica 19 febbraio 2017

Il mio sogno




L'insuccesso dei partiti indipendentisti che hanno partecipato, alcuni anni fa, alle elezioni regionali sarde, brucia ancora, visto che ancora sento dei commenti da parte di persone che godono della mia stima, riguardo la catastrofica esperienza elettorale.
Tutti impegnati a cercare alibi, giustificazioni, tutti a offendere la gente che, secondo loro, non ha saputo votare.
Non si sente assolutamente, nemmeno un barlume di raziocinio, uno straccio di auto critica, come se non avessero sbagliato strategia.
No, amici miei, i maggiori responsabili del flop dei movimenti sardi, siamo proprio noi, anzi, siete voi, dato che io non partecipo a votazioni, che non avete saputo infondere nella gente un senso di unione, di nazionalità, di orgoglio popolare, di concordanza di intenti, cercate pure alibi, per quanto gratificanti, essi vi porteranno ancora una volta alla prossima ineluttabile sconfitta, che vi attende dietro l'angolo.
A questo punto bisognerebbe capire che il ricorso ad elezioni "italiane" non porta risultati.
La parola d'ordine, secondo il mio parere, è "decolonizzare" secondo il diritto internazionale.
Le lotte in seno al diritto interno interno italiano non hanno consentito auto determinazione, si sono sviluppate per un secolo e mezzo, senza esito, mi viene da pensare che non è la strada giusta, che si è sbagliato, e inopinatamente si continua a sbagliare.
Abbandoniamo o no la miserrima politichetta italiana?
Lo fondiamo o no, dopo aver azzerato tutti gli altri, un unico movimento di liberazione sardo, ci uniamo o no, o continuiamo ad andare in ordine sparso, accusandoci per giunta a vicenda? 
Se questa bruciante sconfitta non ci ha insegnato nulla, allora ci meritiamo tutto il male possibile, e la nostra terra sprofonderà ancora di più, insieme al suo popolo.
Il cosiddetto indipendentismo sardo è, come è logico che sia, diviso in due grandi realtà, entrambe importanti per la liberazione della nostra terra.
Una realtà è quella, pur divisa in centomila frattali, che riconosce giurisdizione italiana sulla sardegna, che ne accetta le leggi, e  che partecipa alle votazioni italiane, i cosiddetti partiti sardi.
L'altra realtà, alla quale aderisco, è quella che riconosce il diritto internazionale, come l'unico strumento in grado di portarci verosimilmente alla liberazione. 
Strumento anche esso troppo frazionato. Mi piacerebbe contribuire a fondare un nuovo, unico movimento, azzerando preventivamente tutti gli altri, in collaborazione (non in unione) con i movimenti e partiti che riconoscono giurisprudenza italiana sulla nostra terra. Collaborazione, ripeto, ma non unione. 















sabato 18 febbraio 2017

Massionerie




Deo no isco sos carabineris, come direbbe un poeta sardo, e nimancu is cortis soberanas.
Adottare un simbolo scopiazzato e messo su alla bell'e meglio, attingendo a simbologie massoniche, mi sembra che sia una operazione cervellotica, oltre che autoplagiante.
Operazione messa in atto da "genti chena profetu".
Vuoi fondare una organizzazione nuova? 
E allora perchè attingi al già visto, al già consumato, al già sfruttato, al già screditato?
Non sei forse capace di ideare un simbolo che veramente ti rappresenti, veramente popolare, veramente originale?
La mancanza di fantasia, è da gente dalla sensibilità convenzionale, da gente ignava, da gente che si fa trascinare, da gente senza coraggio e senza inventiva.
Posso capire che sfruttare simboli già conosciuti, sia un vantaggio, ma denota miseria cerebrale.
Ci dominano con le parole, con i suoni, con le parole, con le vibrazioni, ci dominano con l'adattamento, con la mancanza di fantasia, di estro, di talento, ci dominano con le ideologie.
Mi viene da pensare che se la gente è così, non usciremo mai da questa matrix plagiante, mi consola il fatto che non tutti sono mentalmente stereotipati, non tutti si fanno trascinare, non tutti sono lobotomizzati.
Un triangolo e due colonne!!!
Il simbolo di seguito rappresentato non è una copia, è un originale, e ciascuno lo legge come meglio crede, un sole, una luna, una ruota, una pintadera, un "ballu tundu", fate voi.
Questo è un simbolo popolare, un simbolo di speranza, questo è un simbolo originale, non una scopiazzatura.
Questo è un simbolo per molti, ma non per tutti.